Giusto o no? Non entriamo nel merito! Una cosa è certa, se dietro una PL si cela il produttore X cosa potrebbe spingere il consumatore a sostenere il gap di prezzo per un prodotto spesso uguale?
Lasciamo che vi scervelliate e cominciamo a parlare di vino!
Le private Label valgono l’8,1% dei vini venduti in Italia ed il 22,6 in Europa, con un trend in crescita.
Tra i marchi più importanti è certamente da citare Assieme, nato da un accordo tra le Coop ed alcune cantine di medie e grandi dimensioni come Cevico, Cantine Riunite, Le Chiantegiane, Tollo, Moncaro ed altre aziende.
Non da meno Grandi Vigne e Le vie dell’uva (in vendita da Dok, Famila, A&O e Superdì) che raggruppa circa trenta etichette di produttori distribuiti sul territorio.
Il marchio Conad invece racchiude sessantacinque etichette e la strategia è la stessa di molti altri: utilizzare marchi di fantasia e non il solito “CONAD”. Un’idea di successo, tanto che con i loro vini riescono a raggiungere il 30-40% di quota rispetto al totale vendite categoria (numero che in alcune parti d’Italia arriva a toccare il 70%).
La gamma delle Private Label? C’è n’è per tutti i gusti: prosecco (il più gettonato a vendite), vini rossi e bianchi di ogni specie!
Vista la tendenza i produttori oggi non possono ignorare questo mercato di sbocco che potrebbe rappresentare una fonte di introiti interessante.
Il buonsenso dovrebbe guidare le menti e almeno far si che si abbozzino delle diversificazioni di materie prime, processi produttivi e anche ragioni sociali per non svalutare i prodotti classici che potrebbero risentire di un confronto di prezzo.
