Ma Agostino è soprattutto un uomo di vigna. E la vigna di cui è innamorato è quella del Casale, che genera l’omonimo cru di Soave Superiore. Si trova su un campo pianeggiante dietro la cantina, da cui si gode una meravigliosa vista sul castello di Illasi e la chiesa di Colognola, si estende per una superficie di 4,5 ettari a un’altitudine di 100 metri, gode di esposizione in pieno sud, ha un sistema di allevamento bipartito tra pergola veronese e guyot, e poggia le proprie radici su un terreno di origine vulcanica di medio impasto. Attenzioni particolari vengono date al controllo della distribuzione delle gemme e dei grappoli sulla pianta: «fondamentale», dice Agostino, «è il controllo della resa dell’uva: la garganega può dare il vino da tetrapak come la grande bottiglia». Nelle viti a pergoletta ci sono sei gemme per pianta per un totale di dodici grappoli, ridotti della metà con il diradamento. Una rigorosità che ha portato nel tempo il Casale a passare dall’uvaggio (80% garganega e 20% trebbiano di Soave, vitigno in cui peraltro Agostino crede) alla purezza del monovitigno (garganega, naturalmente) e che non esclude scelte drastiche in vendemmia: il 2005, ad esempio, non è stato giudicato all’altezza per una vendemmia tardiva di qualità e il Casale non è stato prodotto. Le uve vengono raccolte durante l’ultima settimana di ottobre, mentre la vinificazione, in acciaio, contempla lunghe fermentazioni. Il Casale è un Soave che ha bisogno di un ascolto attento e di un assaggio “a tappe”, contraddistinguendosi per un’evoluzione organolettica lenta e costante che ha l’ambizione di durare nel tempo, trovando il giusto incrocio tra polpa, morbidezza e salinità.
Se l’immagine della melagrana rappresenta un simbolo propizio, questo dimostra il successo raggiunto in breve tempo dall’azienda, ottenendo buoni livelli produttivi e qualitativi.
Agostino Vicentini ha ereditato dal padre Francesco 20 ettari di vigneto e in più la passione, l’amore per la terra, i segreti del mestiere e l’esperienza maturata nei 40 anni della sua attività. A tutto ciò Agostino, ha aggiunto la voglia di raggiungere nuove mete, cercando di ottenere sempre il meglio da una natura già assai generosa.
Ecco, quindi, nascere un Soave davvero speciale, ineguagliabile nei profumi e nel sapore che risulta pieno armonioso, leggermente mandorlato, ma soprattutto tipico. Merito anche del vigneto denominato “Terre Lunghe” dotato di un terreno di origine vulcanica che crea fragranza e decisione nei sapori dei frutti e da cui derivano le uve selezionate e diradate.
Oltre al vino Soave sopra illustrato, l’azienda produce altre tipologie di vini tra cui il Valpolicella D.O.C e Superiore, in quantità limitata il Recioto di Soave D.O.C.G..
I prodotti sani non sono separati dal contesto, ma partecipano ad un obiettivo di salute non solo fisica verso un’armonia di valori dove la natura è la madre suprema.
